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Il tesoro di Alarico in Calabria: 25 tonnellate d'oro e 150 d'argento

Il tesoro di Alarico in Calabria: 25 tonnellate d'oro e 150 d'argento

Vicino a Cosenza c'è un tesoro. Venticinque tonnellate d'oro e 150 d'argento. Si tratta del favoloso bottino dei Goti dopo il Sacco di Roma del 410 dopo Cristo. Secondo le leggende in questa zona della Calabria sarebbe stato sepolto il re Alarico. Il sovrano stava andando verso la Sicilia alla ricerca di grano per sfamare il suo esercito, dopo aver devastato la città eterna. I barbari dopo la morte del loro capo avrebbero celebrato funerali durati giorni e lo avrebbero sepolto in questa zona.

La leggenda dice che deviarono il letto di un fiume e fecero scavare una tomba immensa nel letto da alcuni prigionieri. Il re fu sepolto con i suoi tesori, poi il corso del fiume fu ripristinato e gli scavatori uccisi, perché nessuno trovasse la tomba.

Il candelabro - Del tesoro secondo alcuni farebbe parte anche la Menorah, il leggendario candelabro a sette braccia che illuminava il Tempio di Gerusalemme prima della sua distruzione. L'oggetto leggendario è il simbolo di Israele e se ne sono perse le tracce da secoli.

I siti - I luoghi su cui si è concentrata l'attenzione dei cacciatori di tesori nel corso dei secoli sono una collina chiamata Rigardi, che in gotico significa rispetto, sulla collina è incisa un'enorme croce e in un grotta c'è quello che sembra un altare in pietra. Si è poi cercato lungo la confluenza tra il Crati e il Busento, sotto i tumuli di Bisignano  e nei ninfei di Corlei.

I nazisti - Nel corso della storia, in molti hanno scavato nella zona senza trovare nulla. Nella seconda metà degli anni trenta Heinrich Himmler visita la zona, con lui ci sono gli uomini della Ahnenerbe, cacciatori nazisti delle radici ariane. Il mito di Alarico nell'ideologia nazista era di grande importanza, Goebbels elencava il tesoro del re barbaro come simbolo irrinunciabile del Reich. L'invasione dell'Italia fu chiamata Operazione Alarico. Il capo dell'SS era sceso in Calabria per controllare una archeologa francese, Amélie Crevolin che voleva dragare fino a otto metri sotto il ponte di Laurignano.

Il politologo - Oggi a essere convinto dell'esistenza della tomba di Alarico è un noto falco vicino alle amministrazioni Usa, Edward Luttwak. Il politologo rimprovera all'Italia di non incentivare la ricerca di tesori con la concessione di una percentuale, come fanno altri paesi. Questo favorirebbe l'arrivo di esperti cacciatori. "Questa faccenda del sacro fiume deviato sembrava solo un tòpos, invece no: l'alveo fu spostato davvero. Al massimo di un chilometro. L'area da indagare non è enorme. Bisogna cercare sul serio", ha dichiarato Luttwak.

Gli Israeliani - L'americano ha anche suggerito di coinvolgere le autorità di Israele, che dispongono di una tecnologia in grado di individuare masse metalliche nel sottosuolo anche da un elicottero. Le forze armate israeliane hanno confermato, ma hanno chiarito che quegli strumenti sono top secret, vengono usati per individuare armi nei tunnel di Hamas. Inoltre le autorità israeliane chiudono dicendo che si muovono solo su prove certe, è per il momento non ce ne sono. Mito, leggenda o suggestione? Una cosa è certa: il tesoro c'è, perché il mito di Alarico e la suggestione del suo bottino, se ben usati possono davvero fare la fortuna di questo territorio.

 

Fonte: liberoquotidiano.it

 

 

 

 

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