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Cosenza - Storia

Cosenza Cosenza

Cosenza ( 70.000 ab., 238 mt. s.l.m.), capoluogo di provincia della Calabria, si trova nella parte centro settentrionale della regione ed è posta tra il Parco Nazionale della Sila, la Catena Costiera e il Parco nazionale del Pollino. La città, situata alla confluenza dei fiumi Crati e Busento, ha conservato perfettamente il nucleo urbano antico portando ai giorni nostri - cosa pressoché unica in Calabria - tracce importanti della propria vicenda storica.

Conosciuta anticamente come la "Atene della Calabria", Cosenza ha mantenuto la sua fama di città colta e sapiente sia conservando una vita artistica attiva, sia ospitando nelle immediate vicinanze un modernissimo distaccamento dell’Università della Calabria. La città è inoltre il principale punto di smistamento dei prodotti zootecnici e agricoli della Sila e sede di industrie ed attività commerciali. Cosenza (Consentia) nasce come città dei Bruzi (IV secolo a.C.), ma ritrovamenti di epigrafi e monete sottolineano anche l’influenza della civiltà magno-greca. Conquistata nel 331 a.C. da Alessandro il Molosso, Re dell’Epiro, Cosenza è a favore di Annibale e contro i Romani durante la seconda guerra punica; da questi ultimi viene conquistata nel 204 a.C. e nell’età imperiale sarà punto di traffico importante per i commerci verso la Sicilia. 

I Visigoti espugnano Cosenza nel 410 d.C.; la leggenda vuole che il loro re Alarico, morto in città, sia stato sepolto nel letto del fiume Busento con i tesori saccheggiati in precedenza. Nei secoli successivi si susseguono al potere Longobardi e Bizantini e la città conosce anche le devastazioni saracene nel X sec.. I Normanni dominano per un breve periodo; successivamente si avvicendano Svevi, Angioini, Aragonesi e Spagnoli. Nel XVI sec. Cosenza conosce una notevole fioritura culturale ed artistica; è in questo periodo che Aulo Giano Parrasio fonda la prestigiosa Accademia Cosentina e che viene alla luce l’opera del filosofo cosentino Bernardino Telesio.

Alla fine del XVIII sec. Cosenza si infiamma per le idee della "Repubblica Partenopea"; all’inizio del secolo successivo prende parte attiva alle congiure carbonare contro il Regno di Napoli. Del 1844 il tentativo insurrezionale più importante, che si conclude con l’uccisione dei fratelli Bandiera nel vallone del Rovito; la città insorge poi nuovamente fino all’arrivo dei garibaldini nel 1860.

 

 

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